Storia di una famiglia tra tradizione e innovazione

Questa è la storia di una famiglia siculo-calabrese che approda a Milano, prosegue il suo cammino sino a Bergamo e che si distingue nel lavoro della ristorazione per l’eccellenza della sua pizza napoletana.
Sì, lo so! Tutta questa geografia vi ha già spaesato!
Bene, cerchiamo di fare ordine e raccontare tutta la storia, partendo dalle sue origini.
Mi incontro con Roberto Diego Amaddeo – un’istituzione nel mondo della ristorazione bergamasca, ma non solo: sì, perché Roby è davvero una delle figure più eclettiche mai conosciute, sia per le sue passioni, che per il suo impegno politico e culturale: è infatti consigliere comunale con delega alle politiche per città alta e al progetto Unesco per le mura. Ma io, ovviamente, lo raggiungo per discutere di un altro ambito di cultura – quella culinaria e – nella fattispecie, quella legata alla storia della sua famiglia, da ormai sessant’anni alle redini del celeberrimo Ristorante con pizza Da Mimmo, posizionato nella splendida cornice di Bergamo Alta.
Da sempre, questo ristorante è considerato una delle perle di Città Alta, sia per aver saputo contaminare e proposto i piatti della tradizione meridionale, sia per essersi distinto per l’eccellenza della sua pizza napoletana, la cui ricetta è trasmessa segretamente e fedelmente di generazione in generazione.
Roby mi racconta la storia della sua famiglia, di come essa sia inscindibile da quella del ristorante e dei suoi piatti, e delle continue sfide colte sempre con successo per proiettare sempre più l’attività all’innovazione, pur non sradicandosi mai dalla tradizione.
Tutto ha inizio quando nel 1956, Demetrio detto Mimmo - che a quel tempo era un giovane pizzaiolo della Milano bene, viene notato dall’Editore Leo Longanesi per le sue capacità e per la sua grande serietà che gli suggerisce: “Sei bravo! In un paesino di montagna vicino a Milano, chiamato Bergamo Alta, c’è un negozio sfitto dove potresti iniziare un’attività tutta tua!”.
Mimmo, che al momento  aveva poco più di vent’anni e due figli a carico, non dice nulla alla moglie Lina in cinta del terzo figlio, monta sulla sua Lambretta e – una volta visto il locale – sceglie d’istinto di trasferirsi in quel “paesino di montagna” con la sua famiglia e aprire la sua prima rosticceria con ristoro. Gli inizi sono durissimi: Mimmo la moglie e i figli dormono in negozio ma, ben presto, gli sforzi, i sacrifici, la passione e il legame della famiglia portano a risultati man mano crescenti: i locali si ampliano così come la famiglia: ora Mimmo e la moglie hanno sette figli! Ma l’obiettivo principale di Mimmo non è quello di trasmettere l’attività alle generazioni successive. Da priorità allo studio e alla formazione di tutti e sette i suoi “eredi”.
Roberto, che è il sesto, si iscrive a lingue: non perché si senta particolarmente portato, ma perché – a suo dire – è la facoltà in cui si concentra il maggior numero di belle ragazze! Ma è evidente che la motivazione non basta a proseguire così, a soli vent’anni, si propone al padre per affiancarlo nella conduzione del ristorante, portando – un passo per volta – le sue idee di rinnovamento poiché, come sosteneva Mahler, “Tradizione non significa adorare le ceneri, ma tenere vivo il fuoco”.
Così – in un’epoca in cui i locali si dividevano unicamente in due categorie – ristoranti stellati da un lato e trattorie dall’altro – Roby intraprende il suo cammino, seguendo la filosofia per cui la qualità debba seguire logiche più democratiche ed essere accessibile a tutti. Aumenta dunque la qualità della materia prima e riduce la marginalità, oltre a sposare il concetto di stagionalità, biologico e territorio. Si muove attraverso quello che ama definire un impatto leggero e pensiero lungo, propendendo sempre di più verso un modello qualitativamente elevato e consapevole che oggi porta in tavola prodotti dei presidi Slow-food, promuove la sostenibilità , favorisce l’integrazione del personale e rimane sempre e comunque a basso impatto ambientale – grazie all’utilizzo di materiali riciclabili e non inquinanti.
Tutti aspetti che hanno come obiettivo quello del miglioramento della Comunità, vista come estensione massima di quello che è il punto nevralgico della ristorazione Da Mimmo: la famiglia.
Come dicevo in principio “Questa è una storia”. Ma nessuna storia di cibo potrà mai essere narrata tanto bene, se non attraverso i suoi piatti. Quindi, andate a conoscere questa storia. Andate a conoscere Mimmo, Lina, Roberto e il fratello Massimo. E percepite il sapore speciale di tradizione, innovazione e festa che saranno capaci di comunicarvi.

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Stefania Buscaglia

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Foodwriter libera professionista, scrive di eccellenza gastronomica italiana tra web e carta stampata. Collabora con il mensile Orobie curando la rubrica "KilometroZero" ed è autrice delle interviste di "Chef, Templi del Gusto, Ricette Divine" per il magazine di cucina Lorenzo Vinci. Collabora con la rivista Scifondo ed è testimonial per Fackelmann Italia con le sue "ricette passo passo".

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