Lasciate ogni speranza o voi che prenotate.
O quantomeno mettetevi l’anima in pace, considerando il fatto che riservare un tavolo da Futura Milano, pizzeria milanese firmata Luca Pezzetta risulta essere una delle imprese più ostiche degli ultimi tempi.
Un successo annunciato del resto, dal momento che la firma del maestro lievitista più apprezzato in tema di pizza sottile romana non poteva non generare l’hype che da mesi sembra essersi impossessato dei milanesi appassionati del disco di pasta di qualità.
Sebbene il confronto con Clementina, pizzeria di Fiumicino e progetto madre che ha lanciato Pezzetta nell’Olimpo della pizza sia davvero inevitabile, per godere appieno l’esperienza, è giusto fare reset e sedersi a tavola senza preconcetti.
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Perché Futura è una pizzeria differente: innanzitutto Luca Pezzetta qui non è titolare ma socio e, seppur le ricette e il menù restino di sua ideazione e responsabilità, il progetto nel suo complesso differisce di molto da quello della primigenia originale, non tanto nella carta, quanto per servizio e location.
Ma la tonda romana sottilissima di Pezzetta c’è!
Quella realizzata con lievito madre vivo, impasto indiretto, maturazioni sino a 70 ore e stesa al mattarello.
Quella con il bordo bruciacchiato, come vuole la tradizione, capace di farti riconsiderare tutte le tue convinzioni in materia di pizza.
E non solo la pizza; ci sono anche gli sfogliati, quelli celebri del micro-forno Pezzetta, quelli imperdibili e irrinunciabili e che, senza dubbio alcuno, hanno fatto in modo che l’unicità dell’esperienza firmata da Pezzetta risultasse unica e identitaria.
E in tema di sfogliati non si sbaglia: ad attenderti ci sono i cavalli di battaglia del micro-forno quelli che, per intenderci, hanno fatto entrare nel mito Luca Pezzetta, come il pain suisse, farcito per l’occasione con un vitello cotto a bassa temperatura e una salsa tonnata delicatissima.
L’impasto arriva direttamente da Fiumicino ogni giorno, così come quello dell’iconico Croissant, farcito con un reboot ispirato agli anni ’80 che ci riporta un delizioso cocktail di gamberetti realizzato con gamberi rossi, lattuga arrosto e salsa rosa ovviamente fatta in casa.
Non mancano i fritti d’autore: il supplì all’ossobuco, intitolato chiaramente a Milano, quello al Gorgonzola DOP con stracotto di vino rosso e radicchio rosso – ambizioso e non perfettamente centrato negli equilibri – e la crocchetta provola, mortadella e arancia bruciata, golosa, avvolgente memorabile.
Il menù racconta la filosofia di Pezzetta attraverso l’attenzione alla materia prima selezionata secondo principi etici condivisi e una stagionalità che detta le regole su topping e gusto; la tradizione si reinventa in un racconto capace di catturare l’attenzione del pubblico anche più conservatore.
Comprendi subito di essere in una pizzeria di qualità anche dal numero delle proposte in carta: e qui le pizze sono appena diciassette. Tra queste, tradizionali come la margherita, la quattro stagioni o la cosacca, o iconiche e personali come la Capricciosa di Mare – pizza dell’anno nel 2024 per il Gambero Rosso – o l’eccellente Marinara del Futuro (qui giustamente ribattezzata Marinara “Futura“).
Tra le immancabili signature di Pezzetta la Pomodoro, Burro e Parmigiano, omaggio agli iconici paccheri del Ristorante tristellato Da Vittorio a Brusaporto (BG), pizza che ci ricorda quanto i tovaglioli sono importanti a tavola e quanto i dettagli facciano sempre la differenza.
Dettagli che non mancano mai alle pizze di Luca Pezzetta, veri e propri quadri dal punto di vista estetico e capolavori di equilibrio da quello per gusto, come nel caso della Marinara in Salsa Verde che nella sua (vegetale) semplicità si candida a uno dei migliori esercizi sul tema.
Oltre ai grandi classici, anche pizze pensate in esclusiva per l’indirizzo meneghino, come la Porchetta e patate, una pizza nata dal ricordo del nonno di Luca, celebrato con deliziosa porchetta romana, patate, provola, mozzarella di bufala, lattuga arrosto e maionese al limone bruciato.
Sui dolci si va ovviamente a colpo sicuro, sia per lievitati che per sfogliati, sempre eseguiti a regola d’arte e, nel caso del panettone, prodotto tutto l’anno.
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