Moscato di Scanzo Biava, eccellenza assoluta della piu’ piccola DOCG d’Italia

Il termine Vino rievoca il fascino di una storia che affonda le sue radici nell’antichità, stimola i sensi e celebra un ideale di piacere.

Artisti, pensatori e Maestri di Vita, non hanno potuto esimersi dal lasciarsi coinvolgere e influenzare dall’appagamento e dall’euforia provocato dal degustare questo speciale nettare.
Ancor più del cibo, rappresenta un elemento di assoluta convivialità che, col trascorrere del tempo, ha portato i produttori a affinarsi e raffinarsi sempre più nella sua realizzazione, e gli appassionati ad approfondirne la cultura e l’approccio.

Sono talmente tante le etichette prodotte nel nostro Paese che risulterebbe dispersivo, per chi come me è solito scrivere di eccellenze gastronomiche, occuparsi con altrettanta attenzione, di eccellenze vitivinicole. Ma è difficile – anzi impossibile – resistere dal raccontare una storia gourmet se il vino in questione e il suo produttore si trovano a pochi passi da casa tua.

A soli cinque minuti da Bergamo, nel comune di Scanzorosciate, viene prodotta la più piccola DOCG d’Italia: il Moscato di Scanzo, un vino passito a bacca rossa di grande pregio e rarità, ottenuto da un vitigno autoctono coltivato su un territorio di soli 31 ettari. Un vino dalle note garbatamente dolci che non stanca mai il palato.
Data la produzione limitata per un totale di circa 50.000 bottiglie l’anno, il Moscato di Scanzo è considerato un prodotto di nicchia, esclusivo e ricercato.

Secondo le principali Guide di settore, i riconoscimenti e i più fini sommelier vi è un’etichetta considerata come eccellenza assoluta di questo favoloso prodotto: quella dell’Azienda Agricola Biava.
Ed è questa la ragione per cui scelgo di recarmi nel punto più altro del Monte Bastia – storicamente culla di produzione di questo nettare eccezionale – dove si trova l’Azienda Biava e intervistare Manuele, il suo fondatore, per la mia rubrica sul Giornale.it, Chef, Templi del Gusto, Ricette Divine.

Manuele Biava, ti conquista attraverso la sua passione sfrenata, quella di un uomo che nel 1988 scelse di dare vita a questa attività e avviare una produzione che puntasse unicamente alla qualità: appena 2.000 bottiglie l’anno per un vino che Chef e appassionati fanno a gara per aggiudicarsi.
Un uomo che è l’Azienda. Manuele Biava segue infatti tutta la “filiera” in prima persona: dalla cura delle vigne, alla contabilità; dall’imbottigliamento all’etichettatura; dalla promozione alla vendita.

Un vino che deve la sua eccellenza a un concatenarsi di elementi, innanzitutto il terreno di appena due ettari su cui sorgono le vigne, ricco di sas de luna, una pietra calcarea biancastra che sta nel sottosuolo e in cui le radici delle vigne si infilano faticosamente, conferendo alle uve gli aromi e i minerali che impreziosiscono il prodotto finale.

In secondo luogo, la posizione di un vigneto non solo esposto a sud dove il sole batte dalla mattina alla sera ma nel punto più alto del Monte Bastia, in cui il vento da il meglio di sé,  impedendo che gli eccessi di umidità compromettano la corretta maturazione delle viti.

Terzo: la selezione delle vigne. Tra le piante della tenuta, ve n’è una che ha quasi un secolo di vita e che Manuele Biava utilizza per riprodurre le nuove barbatelle. Ciò fa sì che anche le nuove piante abbiano un patrimonio genetico di assoluta eccellenza.

Ovviamente i tempi: l’Azienda Agricola Biava è tra le ultime a vendemmiare e questo fa sì che le uve inizino una “sovramaturazione” in pianta, predisponendo le stesse alla successiva fase di appassimento.

Infine, è giusto sottolineare che Manuele Biava è l’unico produttore di Moscato di Scanzo a fare questo lavoro come prima occupazione, e che la cura maniacale con cui svolge la professione rappresenta un ingrediente fondamentale per la perfezione di un prodotto di simile eccellenza.

Manuele mi racconta infatti di come, nel corso dell’anno, il suo intervento sulle viti sia incessante, al fine che la pianta porti poca uva e che ogni grappolo mantenga in sé il massimo della concentrazione di profumi e sentori.
La vendemmia avviene all’inizio di ottobre e i grappoli vengono staccati con apposite forbici, e la selezione degli acini migliori effettuata direttamente in vigna, per poi essere riposti in cassette di plastica che non ne compromettono l’umidità.
Dopodiché l’uva viene trasferita sui graticci, dove viene ricontrollata nuovamente e meticolosamente, e inizia l’appassimento naturale, per poi essere riposta nelle cassette di legno, dove inizia il processo di maturazione vero e proprio.

Nel momento in cui si raggiunge la massima concentrazione di zuccheri nell’acino, verso la metà di dicembre l’uva è pronta per essere pigiata in un vecchio torchio a vite e, dopodiché trasferita in botti di acciaio inox – ideali, per valorizzare al massimo il vitigno, dove inizia il processo di macerazione.

Il prodotto viene lasciato riposare in botte per almeno 2/3 anni  e poi travasato. Dopo l’imbottigliamento, il Moscato di Scanzo viene lasciato affinare almeno altri sei mesi.

Durante la nostra chiacchierata, che prosegue inevitabilmente nella zona della cantina in cui avviene la fase finale della produzione del Moscato di Scanzo Biava, è bello ascoltare i racconti di Manuele su come il nonno Gino – fattore della curia di Bergamo – gli abbia trasmesso tecnica e passione, o dei rapporti ereditati con le monache di clausura. O ancora, del sostegno ricevuto nel 2015 – anno di grande siccità – e un gruppo di appassionati del suo prodotto si organizzarono con volontà e taniche, organizzando una vera e propria catena umana della solidarietà.

Ed è altrettanto inevitabile arricchire la nostra intervista con un momento di degustazione da vasca che coinvolge anche le altre produzioni dell’Azienda Agricola Biava.
Cominciando dal Moscato giallo passito, un nettare prodotto con uva moscato bianco e fiori d’arancio.

Proseguendo con l’Exenthia, una rarità che Manuele produce per pochi fortunati appassionati e che rievoca la storia affascinante di quando il nonno Gino ricevette incarico dal Vescovo di Bergamo di creare un vino passito chiaro che non “sporcasse” il tovagliolo con cui il Vescovo di Bergamo puliva il proprio calice: da qui, la creazione di quest'”essenza” realizzata con un vino passito giallo e un 25% di Moscato di Scanzo.

O il Guelfo e Ghibellino, che nel panorama bergamasco rappresentano un’oltremodo valida alternativa ai vitigni magari più noti ma certamente non invidiabili a questi rossi da tavola che Manuele Biava produce con uve merlot e cabernet grazie a cui, modificando procedimento e percentuale di uvaggio, riesce a realizzare due differenti vini, capaci di esaltare esigenze e abbinamenti di differente natura.
Il Guelfo – un vino stellare, che Valentina Tereshkova – prima donna astronauta della storia – volle per rappresentarla e celebrare il 50° dalla sua missione.

Ovviamente, il nostro percorso di degustazione non può non terminare che con la degustazione della punta di diamante dell’Azienda Agricola Biava, quel Moscato di Scanzo tanto decantato da esperti e segnalato da ogni guida del settore, da essere stato recentemente annoverato tra i 25 migliori vini italiani. E tra le note di incenso e cioccolato, non posso che convincermi di una cosa più volte ripetuta da Manuele: che l’abbinamento perfetto per cotanta eccellenza, è la giusta atmosfera e compagnia. E non v’è dubbio, che io avessi trovato entrambe.

www.aziendabiava.it

Reportage: photo credits © Lucio Elio

Condividi
Stefania Buscaglia

293 Post scritti

Foodwriter libera professionista, scrive di eccellenza gastronomica italiana tra web e carta stampata. Collabora con il mensile Orobie curando la rubrica "KilometroZero" ed è autrice delle interviste di "Chef, Templi del Gusto, Ricette Divine" per il magazine di cucina Lorenzo Vinci. Collabora con la rivista Scifondo ed è testimonial per Fackelmann Italia con le sue "ricette passo passo".

Potrebbe interessarti anche...