Ci sono storie capaci di colpire dritto al cuore.
E pizzerie in grado di superare le barriere.
Ed è questo che accade a Pit’sa, un neologismo volutamente distorto e coniato da Giovanni Nicolussi e Valentina Giacomin, ideatori di questo progetto ristorativo che – attraverso una provocazione linguistica – hanno saputo stimolare la riflessione su quanto spesso siamo soliti fermarci alle apparenze o presupporre quanto la diversità possa rappresentare un limite.
E invece no: perché, esattamente come quel “Pit’sa” leggendolo diventa automaticamente “pizza“, così una pizzeria costruita su pilastri quali inclusione e disabilità può effettivamente diventare un modello di business efficiente e senza dubbio replicabile.
Perché, come ci tiene a ribadire Giovanni Nicolussi, «Pit’sa non è una onlus; noi siamo una vera e propria Srl; un’Azienda che ha scelto di formare e avviare alla professione persone che hanno sì una disabilità, ma che – come chiunque altro – hanno diritto a uno stipendio e a costruirsi un’indipendenza economica».
Un luogo dunque in cui la parola “inclusività” non ha il sentore di slogan, perché qui, ragazzi con sindrome di down vengono coinvolti in sala e in cucina in un progetto lavorativo pensato per garantire contratti a tempo indeterminato e una progressiva autonomia.
Sorto a Bergamo il 1° gennaio 2023, Pit’sa si è rivelato nel tempo un progetto capace di superare le barriere e i preconcetti della diversità e un modello di ristorazione in cui l’inclusività si trasforma in qualcosa di reale!
Qui infatti, i ragazzi con sindrome di Down vengono formati e accompagnati in un percorso professionale autentico, non assistenziale, dove l’inclusione diventa spontaneamente normalità e quotidianità.
Un progetto “gentile” in cui i clienti sono consapevoli di sostenere un percorso di autonomia professionale, e questa consapevolezza innesca un ciclo positivo. La gioia nel servizio e l’ambiente accogliente creato dal team inclusivo superano le aspettative, garantendo recensioni eccezionali e certificando che l’investimento sociale è un fattore diretto di successo operativo.
Ed è forse questo il famoso “Pit’sa Effect”: perché fare del bene fa star bene!
> Guarda il video e scopri Pit’sa
E la pizza? Che ovviamente non può tradire le alte aspettative…
Ci riesce, grazie al suo impasto leggerissimo e i topping eleganti e creativi.
Oltre ai grandi classici, il menù verte con prepotenza verso l’universo vegano e le specialità senza lattosio – una linea nata dall’esperienza personale della famiglia Nicolussi, dal momento che la mamma di Giovanni, dopo una brutta malattia, poteva infatti consumare solo prodotti facilmente digeribili. Da qui l’idea di una sezione realizzata con una mozzarella vegetale autoprodotta, dal gusto autentico e dalla totale digeribilità.
Le pizze arrivano al tavolo con una ciotolina di sugo extra per la “scarpetta” finale, gesto simbolico di un’esperienza autentica e libera dalle formalità.
Nella sezione “Da Condividere” spiccano i fritti, dove qualità e leggerezza sono ancora centrali: imperdibile la Cariöla Bergamasca, un golosissimo assortimento di anelli di cipolla pastellati alla birra, petali di patate fritte, stick di polenta fritta, patata pops e nuggets dorati vegetali.
Davvero da non perdere!
Insomma, quella di Pit’sa è la storia di una pizza buona.
In ogni senso!









